Ritorno al futuro

da luoghi del passato a luoghi del presente

Premessa

L’impatto della crisi economica sulle medie e grandi imprese è stato, se non più forte che in altri settori, sicuramente più evidente, visibile anche dal punto di vista architettonico. Nella nostra città l’eredità è pesante, e lo è in modo ancor più significativo: Corso Marche, Corso Allamano, Lesna portano con se edifici vuoti, vecchie fabbriche e capannoni abbandonati, luoghi produttivi dalla storia importante e da migliaia di lavoratori collegati  ad aziende che hanno fatto la storia del design e dell'automotive.

La scelta dell’Amministrazione in questi anni è stata chiara: da un lato provare a sostenere le aziende e i lavoratori; dall’altro mantenere fermamente, nel Piano Regolatore, la destinazione d’uso produttiva di queste aree.

Ciò significa e ha significato rinunciare ad altre destinazioni possibili, come quella ad uso “commerciale”, per la quale vi sono continue richieste, per scommettere sulla possibilità che questi luoghi tornino ad essere luoghi di produzione, di creazione di lavoro e prodotti.

È questa una scommessa imprescindibile ma rispetto alla quale bisogna aver consapevolezza di almeno almeno quattro ordini di problemi:

  • molti di questi luoghi, talvolta seppur abbandonati, contribuiscono in modo significativo al Bilancio Comunale per la tassazione sulle aree. Per incentivare nuove imprese a recuperare queste aree si potrebbe rinunciare a queste risorse ma non senza sacrifici;
  • il recupero di queste aree passa anche attraverso operazioni di bonifica significativi, vista la tipologia produttiva precedente (carrozzeria, verniciatura…), che hanno costi elevati;
  • visto il perdurare della crisi non è semplice individuare investitori nei settori produttivi mentre le offerte di tipo commerciale sono più semplici da trovare;
  • il problema delle aree dismesse non riguarda solo Grugliasco ma l'intera Area Metropolitana, parti della nostra Regione ed il nostro paese. Visto il numero esiguo di investitori potenziali va evitata una competizione senza regole per strapparsi i pochi disponibili per cercare, invece, di costruire politiche di scala metropolitana, immaginando bacini e identità produttive differenziate per i diversi comuni e le diverse aree, scommettendo sull'attrazione di investimenti a livello nazionale ed internazionale.

LE NOSTRE PRINCIPALI PROPOSTE

1
costruzione di un pacchetto di incentivi/offerte ad hoc per le aziende disponibili ad insediarsi e recuperare alcune delle aree dismesse (sconto su imu/tariffa rifiuti, riduzione degli oneri di urbanizzazione …) agganciandoli all’assunzione dei grugliaschesi
2
destinazione di alcune delle aree dismesse per la realizzazione e lo sviluppo di progettualità specifiche come: un polo dell’artigianato capace di raccogliere gli artigiani del territorio; un polo pubblico-privato (incubatore/contenitore) per startup giovani e co-working messo in relazione con le aziende del territorio ed il Patto Territoriale; Polo della logistica e di quei servizi a cavallo tra la produzione e il commercio in relazione alle potenzialità connesse allo sviluppo dello scalo merci di Orbassano
3
utilizzo del Patto Territoriale come naturale luogo di sviluppo di politiche condivise far più comuni (anche perché in possesso di competenze non sempre presenti nelle singole Amministrazioni), per sviluppare un soggetto capace di dialogare anche con le grandi imprese e cercare investimenti, richiedendo alla Città Metropolitana di farsi delegare la funzione di sviluppo economico per essere protagonisti nella ricerca di finanziamenti e opportunità a livello nazionale ed europeo.
4
Implementazione delle politiche urbanistiche, di sviluppo del territorio, e di quei servizi che possono rendere un territorio competitivo sul piano strutturale intervenendo ad esempio sul completamento del cablaggio (con fibra direttamente all’azienda), su infrastrutture e trasporti (ad esempio con la realizzazione della nuova fermata del Servizio Ferroviario Metropolitano a borgata Quaglia, con il car pooling...

 LA PRIMA COSA DA FARE PER LA PROSSIMA AMMINISTRAZIONE
LA PRIMA DELIBERA

Avvio di un lavoro di “mappattura” complessiva delle aree e dei siti dismessi con identificazione della loro localizzazione, metratura, condizione attuale, destinazione precedente, valore di mercato, possibile progetto di riutilizzo e rilancio utile alla candidatura a finanziamenti nazionali ed europei, ma anche all’apertura di dialoghi progettuali con soggetti privati ed istituzionali.

L’INNOVAZIONE POSSIBILE

progetto “ritorno al futuro”.

Il cuore del progetto è la realizzazione di un percorso di rilancio e recupero delle aree produttive del nostro territorio che passi anche attraverso il coinvolgimento di soggetti terzi, pubblici e privati, le cui competenze (per capacità tecniche o responsabilità di programmazione su aree vaste) possano risultare determinanti nella realizzazione di progetti praticabili e non velleitari.

 

Il progetto in sintesi potrebbe prevedere:

  • mappattura complessiva delle aree e dei siti dismessi con identificazione della loro localizzazione, metratura, condizione attuale, destinazione precedente e prima ipotesi di nuova destinazione;
  • individuazione di soggetti pubblici e privati in grado di raccontare esperienze positive di riutilizzo di aree dismesse (imprese che hanno investito, Enti Pubblici che hanno sviluppato progetti innovativi...) per raccogliere ulteriori idee sulle destinazioni possibili e conoscere problemi affrontati e strumenti utilizzati;
  • avvio, all’interno del Patto Territoriale ed in rapporto con i comuni limitrofi della zona ovest, di un tavolo di lavoro sulle aree dismesse che abbia come focus l’individuazione delle aree sul territorio, una possibile suddivisione di ambiti di sviluppo diversi per ciascun comune, ed un’analisi di mercato realistica sulle aziende potenzialmente interessate ad insediarsi nelle aree;
  • apertura di un tavolo di lavoro con Città Metropolitana, Regione, Associazioni di Categoria, organizzazioni Sindacali e Enti competenti in materia di attrazione di imprese e sviluppo economico, capace di aprire ad un ragionamento sulla possibilità di strutturare politiche cooperative ed un piano strategico sul territorio metropolitano e regionale;
  • Identificazione dei possibili progetti di sviluppo per le singole aree e ricerca degli investitori
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